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“Querelle” tributi: per il sindaco è competente l’ufficio tributi

“Querelle” tributi: per il sindaco è competente l’ufficio tributi - So.Fo.Me.
Ritorna attuale la “querelle” relativa ai canoni d’acqua del triennio 1996 1998 a Petilia Policastro. Neppure la sentenza del Giudice di pace relativa agli stessi tributi è, infatti, riuscita a mettere pace fra il Comune ed i cittadini che vi si erano rivolti negli scorsi anni contestando la richiesta del pagamento del canone relativi alla fognatura ed alla depurazione, servizi che in ampie zone del territorio comunale non venivano e non vengono offerti per mancanza del depuratore. Ricordiamo che le precedenti Amministrazioni, tenendo conto della legge “Galli” avevano ritenuto che tale parte del tributo andava comunque pagato provocando le denunce da parte dei cittadini ed a distanza di anni è ancora quest’aspetto della discussione a dividere le due parti. Proprio su tale aspetto della “vexata quaestio”, un Consiglio comunale straordinario era stato richiesto dal centro destra cittadino, allora all’opposizione, nel 2006 per chiedere una discussione il più ampia possibile su una ricerca politica della situazione. A distanza di anni, però, l’intento del sindaco pidiellino Dionigi Fera è quello di demandare ogni possibile decisione al caposettore dell’ufficio tributi. Venendo alle sentenze il Giudice di Pace ha riconosciuto la legittimità della richiesta del canone per il servizio idrico, pari a 67 euro equivalente a 120 mq per famiglia ma ha dichiarato la propria incompetenza relativamente alle tasse relative alla fognatura ed alla depurazione. Per il Giudice di Pace, infatti, quest’aspetto del tributo è di competenza della commissione tributaria. L’ufficio tributi del Comune, da parte sua, non avendo ottenuto una sentenza avversa a tale percentuale dei tributi ritiene che gli stessi vadano inseriti nelle cartelle erariali che lievita così dai 67 euro a circa 300: un vero salasso a detta di alcuni cittadini che si sarebbero rivolti, nuovamente, ai propri legali. Questi, a loro volta, avrebbero indirizzato una lettera al funzionario comunale, inviandola per conoscenza anche alla caserma dei Carabinieri. Già quest’aspetto della disputa è contestato dal sindaco pidiellino Dionigi Fera poiché, a sua detta, “se i cittadini si sentono lesi nei propri diritti, devono fare opposizione alla sentenza rivolgendosi nuovamente agli uffici giudiziari, non alla caserma dei Carabinieri”. Relativamente al contendere, lo stesso Sindaco ritiene di non dover entrare nel merito della diatriba che si è venuta a creare fra gli uffici comunali e gli stessi cittadini. “Esiste – a detta del primo Cittadino –un problema di competenze ed un Amministratore non può interferire nelle decisioni che sono determinate dal responsabile del settore. Questi, infatti, autonomamente prende le proprie decisioni tenendo conto del dispositivo contenuto nelle sentenze e delle stesse è personalmente responsabile dinnanzi alla legge. Certamente – per il sindaco Fera – se il Giudice di Pace non riconoscendosi competente sulla parte dei tributi che i cittadini contestano non ha deliberato nulla sugli stessi, mancando una sentenza ad hoc, il funzionario è libero di interpretare la sentenza e di autodeterminarsi in piena autonomia”.

Francesco Rizza

Tutte salve le provincie che rischiavano l’abrogazione.

Tutte salve le provincie che rischiavano l’abrogazione. - So.Fo.Me.
Buone nuove per le Provincie che rischiavano di essere abolite. E’ stato, infatti, ritirato l’emendamento proposto alla Commissione degli Affari Costituzionali. Che qualcosa stesse cambiando, invero, lo si era capito ieri sera sul tardi quando l’Ansa batteva una nota secondo cui  “le province di Biella e di Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte sono salve e non saranno abolite; salva anche la provincia di Crotone in Calabria”. La stessa nota spiegava che “Crotone, la terza fra le province che era ancora in bilico in base all’emendamento approvato ieri in “Commissione Affari costituzionali della Camera, ha all’interno del suo territorio 27 comuni di cui 16 con territorio montano (13 totalmente, 3 parzialmente montani) per un totale di 71.680 ettari, su una superficie complessiva del territorio provinciale di 107.442 ettari, pari appunto al 66,71 per cento. In base alla Carta delle autonomie che oggi è di nuovo all’esame della Commissione della Camera per l’approvazione del testo emendato, sono dunque quattro le province che spariranno: si tratta di Vercelli (180.111 ab.) in Piemonte; Isernia (88.895 ab) in Molise; Fermo (176.488 ab) nelle Marche, e Vibo Valentia (167.334 ab) in Calabria”. La notizia dell’ultima ora, invece è che l’emendamento è stato annullato del tutto e, per quanto riguarda la Calabria, possono tirare un respiro di sollievo anche gli abitanti della provincia di Vibo Valentia. “Il provvedimento approvato – secondo una nota dell’Ufficio stampa della Giunta regionale della Calabria – è il positivo risultato ottenuto dal presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti che in questi ultimi giorni era intervenuto, prima con una dichiarazione e, poi, con una serie di incontri e pressioni personali, a livello di Governo e dei senatori componenti la Commissione, per manifestare il dissenso proprio e dei cittadini calabresi”. Sarà andata davvero così? Siamo pronti a crederlo, ma sino all’ultimo aggiornamento, quando la notizia era lo stralcio citato dall’Ansa l’impressione che si coglieva da WWW.LIBERONEWS.ITerano ben diverse. Il Giornale di Feltri, infatti, registrava contro il taglio delle provincie non tanto la presa di posizione del presidente Scopelliti, ma le dure critiche del ministro Umberto Bossi, evidenziando che proprio dal laeder della Lega e ministro delle Riforme era arrivato un “’altolà che farà più discutere”. A detta dello stesso ministro, infatti, il taglio delle provincie che era stato inserito nel decreto “è  una cosa che non serve proprio a niente: viene semplicemente trasferito tutto sulle regioni: non ci sono risparmi, si spostano solo i costi”, avrebbe detto il senatur leghista conversando a Montecitorio”. 

Francesco Rizza